UNA DIVERSA POLITICA CONTRO L’HANDICAP A ROMA
(di Bruno Tescari – Presidente della Lega Arcobaleno)
Nello scorso anno Veltroni, malgrado i tagli che il Governo fece alle politiche sociali, aumentò gli stanziamenti ad esse destinati; quest’anno, malgrado il taglio ancora più pesante della Finanziaria, egli è riuscito a mantenere allo stesso livello lo stanziamento. Eppure, in questi ultimi anni la qualità complessiva della vita dei circa 120.000 disabili a Roma non è migliorata. Come mai?
Io credo che occorrano due condizioni strategiche: che si faccia una politica “partecipata”, cioè costruita con l’associazionismo ed i singoli disabili e loro famiglie; che i soldi non siano spesi “a pioggia” dal sapore clientelare bensì in “servizi” e sufficientemente concentrati per risolvere i problemi conseguenti alla situazione collettiva di handicap.
Occorre, insomma, sapere il “cosa”, il “come”, il “costo”, il “quando”, il “dove”; ed occorre operare con scelte dettate non dalla convenienza ma dettate solo dalla necessità del “chi può” (chi ha il potere di fare) “lo deve” (per non smentirsi e per non deludere le speranze).
Dare contributi finanziari alle Associazioni, al Volontariato, alle Cooperative, va bene; ma debbono essere contributi finalizzati al sostegno di iniziative positive che perdurino nel tempo, che risolvano problemi e situazioni in sinergia con altre iniziative, capaci di rafforzare i Piani di Zona, oggi e per domani.
I provvedimenti debbono guardare l’immediato ma anche più lontano, lungo l’asse della Prevenzione, dei Gravissimi, della Scuola, della Mobilità; debbono organizzare controlli per garantire la qualità della vita di tutti i cittadini, disabili o no che siano. E sono cittadini di Roma anche coloro che soffrono negli ospedali, nelle carceri, nelle RSA, negli Istituti. Vi è chi dice che tali strutture non sono di competenza del Comune ma ritengo che lo sia la qualità della vita di vi è ricoverato: in tale direzione va attuato un Accordo fra Roma, Regione e Provincia.
Occorre una politica per
Che il “dopo di noi” sia realizzato con il “durante noi”, cioè con la piena Presa in Carico all’interno del Piano di Zona: le case-famiglia risolvono il problema dei pochi singoli, mentre il problema collettivo trova reale soluzione solo nei servizi forniti dal Piano rispettoso dei bisogni del singolo disabile e non limitati dai servizi esistenti e generalizzati.
Una Scuola effettivamente inclusiva ha inizio con la garanzia del trasporto, degli ausili, del sostegno, dell’assistenza di base. Quest’ultima è tuttora carente: le funzioni dell’ATA potrebbero essere allargate anche al personale – esterno - delle Cooperative.
- nel prossimo Bilancio si inserisca il capitolo “Fondo anticipi sul contributo della legge 13/’89”: a chi vive con un reddito al di sotto di una certa soglia e che debba eliminare le barriere nella propria abitazione, il Comune verserebbe subito l’importo del contributo, garantito da quello che più tardi erogherà lo Stato direttamente al Comune anziché al richiedente. Oggi, solo chi ha denaro è in grado di spendere somme talvolta enormi per eliminare le barriere: chi è povero è condannato due volte;
- a tutti i negozianti che elimineranno il classico gradino in entrata, il Comune potrebbe concedere una agevolazione: riduzione dell’imposta comunale, pubblicità, assegnazioni di commesse, ecc. Per superare il problema della grande spesa in un anno, basterebbe diluire negli anni le iniziative e le agevolazioni.
Occorre una nuova Ordinanza per disciplinare con grande severità l’uso del Contrassegno e dei poti-sosta, a garanzia della legalità e del diritto alla libera circolazione. Ed in questa ottica va anche rivisto il problema della ZTL – ormai diffusa in ben 34 città – per giungere all’unificazione delle modalità del transito in Italia:
Inoltre, è una vera vergogna che
Tutti questi sono alcuni esempi di ciò che va fatto concretamente e con urgente concentrazione delle risorse umane e finanziarie.
Una politica a così largo raggio deve essere partecipata territorialmente. Occorre, quindi, costruire una Rete con le Consulte municipali e quella cittadina, auspicabilmente collegata con
Infine, occorre che al “tavolo” partecipino tutti i soggetti che, assieme, sostengono la persona con disabilità: Cooperative, Operatori, Terapisti, Volontari, ecc.: non più frazionati ed a volte avversari ma come un “unicum” indispensabile per l’inclusione sociale della persona con disabilità; alla quale, peraltro, ed alla sua famiglia qualora non sia in grado di farlo, va ricondotto il diritto di scelta del proprio destino di vita.
Con questa impostazione e sulla base di questo programma, ho accettato la candidatura offertami dalla Rosa nel Pugno per l’elezioni al Comune di Roma.
LO DOVEVO AI MIEI TRENT'ANNI DI IMPEGNO SULL'HANDICAP
LO DOVEVO A QUANTO POTREI FARE
LO DOVEVO ALLA COERENZA AI MIEI IDEALI DI CONCRETA LIBERTA'
ELEZIONI PER IL COMUNE DI ROMA
28 MAGGIO 2006
VOTA “ROSA NEL PUGNO”
MI SONO CANDIDATO
Ho accettato la candidatura offertami dalla Rosa nel Pugno per l’elezione al Comune di Roma. L’ho fatto dopo aver posto due condizioni politiche:
- che la RnP evidenzi e sostenga la battaglia contro l’handicap durante e dopo la campagna elettorale;
- che se sarò eletto la RnP spinga Veltroni ad affidarmi la delega alle politiche contro l’handicap.


